Ad Calvariam Andriolo

Ripensare all’iconografia cristiana in chiave contemporanea è un’impresa ardua. È difficile proporre un nuovo immaginario nell’alveo di una tradizione figurativa particolarmente ricca e consolidata e Dario Denso Andriolo ha dimostrato possedere sensibilità e qualità artistiche rare.

Il suo Spasimo, una video-scultura ispirata all’iconografia del Christus patiens, si lega a doppio filo al capolavoro di Raffaello Sanzio, lo Spasimo di Sicilia (1517), oggi custodito al Prado di Madrid e originariamente destinato alla chiesa di Santa Maria dello Spasimo di Palermo.
La dolorosa salita al Calvario, descritta con grande intensità dall’artista urbinate, si converte e si condensa in una figurazione estremamente sintetica, un’esperienza multimediale carica di pathos e di intenso magnetismo.
Un incrocio destrutturato di volumi diviene lo schermo per una visione drammatica della Passione, un racconto che si eternizza nel tempo presente, mettendo a nudo un conflitto umano dal valore universale.
La pronunciata curvatura della croce suggerisce nel suo impeccabile intreccio di linee la torsione del corpo sofferente di Cristo, colto dagli spasmi della morte, così come lo si osserva nelle croci dipinte medievali.
Alla scultura si sovrappongono una proiezione in video mapping e un tappeto sonoro dal ritmo sincopato, rendendo l’opera una perfetta fusione tra componente analogica e tecnologia digitale. Il tempo della narrazione sembra arrestarsi, retrocedere e poi riprendere forma, catturando l’attenzione attraverso una fascinazione estetica dal sapore ipnotico.
L’immaginario di Dario Denso Andriolo è fortemente attuale e multiforme. A una sovrabbondanza di stimoli, quasi barocca, contrappone una purezza assoluta delle forme, riattualizzando in modo inedito sentimenti imperituri quali il dolore e le sofferenze umane.
L’opera, presentata alla chiesa di Santa Maria dello Spasimo per la VII edizione di I-design e inserita negli eventi collaterali di Manifesta12 nel 2018, è stata acquisita dall’associazione Amici dei Musei Siciliani ed è oggi esposta in permanete all’interno della cripta della chiesa di San Matteo al Cassaro di Palermo.